Il Parco di Scultura di Villa Glori a Roma

Il Parco di Scultura di Villa Glori è il primo esempio a Roma di giardino pubblico con sculture.

Nato nel 1997 grazie al progetto “Varcare la Soglia”, è divenuto un allestimento permanente ancora oggi visitabile, seppur non integralmente.

Un progetto artistico nato per rompere quel limite fondato su pregiudizi, creatosi in seguito all’insediamento nel casale del parco della Casa Famiglia per malati di Aids. Un invito a riflettere sui temi dell’emarginazione e del rifiuto delle diversità.

Villa Glori: un po’ di storia

Situata sull’altura di Monte Caciarello, Villa Glori è l’unica villa di Roma che non deriva da una proprietà nobiliare.

Conosciuta fin dai secoli passati come uno dei punti panoramici migliori della città, e un suggestivo sfondo scenografico per coloro che arrivavano da Monte Mario, quest’area verde nasce come appezzamento agricolo.

Appertenuto prima alla famiglia Boncompagni Ludovisi, sappiamo che nell’Ottocento il terreno era proprietà dell’ingegnere Vincenzo Glori, e nel 1867 fu teatro di uno dei capitoli più tragici del Risorgimento romano.

Villa Glori Roma: colonna commemorativa Fratelli Cairoli

La morte di Enrico Cairoli

Il 23 ottobre 1867, a Villa Glori avvenne lo scontro tra i 76 patrioti, guidati dai fratelli Giovanni ed Enrico Cairoli, e le truppe pontificie.

La proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 provocò una dura reazione da parte del papa Pio IX, che rispose con una scomunica contro il governo italiano. Nonostante il fallito tentativo di Garibaldi di arrivare a Roma al grido di “O Roma o Morte!”, un gruppo di 76 patrioti, con a capo i fratelli Cairoli, decisero di insorgere certi dell’appoggio del popolo romano.

Partiti da Terni si resero conto, arrivati al Ponte Milvio, che non avrebbero trovato rinforzi a Roma e si rifugiarono sulla collina di Villa Glori.

Qui vennero intercettati e sconfitti dall’esercito pontificio: Enrico Cairoli muore tra le braccia del fratello Giovanni sotto un albero di mandorlo. Nel 1895 nei pressi di questo albero venne eretta la Colonna Commemorativa in onore dei caduti del 1867, ancora visibile al centro di Piazzale del Mandorlo.

La nascita del Parco della Rimembranza di Villa Glori

Mauro Staccioli, Grandi Ruote
Mauro Staccioli, Grandi Ruote, 1997

Con il piano regolatore del 1883 i terreni vennero espropriati all’ingegnere Vincenzo Glori per renderli spazi pubblici.

L’area ai piedi della collina dove oggi si trovano il Villaggio Olimpico e l’Auditorium di Renzo Piano, venne trasformata in un ippodromo.

Nel 1923 iniziarono i lavori di sistemazione del parco, sotto la direzione dell’architetto Raffaele de Vico.

All’indomani della fine della Prima Guerra Mondiale, Villa Glori doveva diventare Parco della Rimembranza, in memoria dei caduti in guerra. Il governo italiano invitò tutte le città a piantare alberi in onore ai caduti, e così fece de Vico.

L’asse centrale, dall’ingresso fino al casale, venne rinominato via dei Settanta in onore ai patrioti caduti nel 1867. Ai pini, ai mandorli e agli ulivi già presenti l’architetto aggiunse i pini della memoria, targati con i nomi dei caduti.

Il sentiero perpendicolare a via dei Settanta venne reso una sorta di strada di pellegrinaggio che unisce la Colonna Commemorativa alla piattaforma con la croce in onore ai caduti durante la Grande Guerra.

Su suggerimento del dottor Marchiafava, esperto di malaria, Villa Glori divenne nel 1929 sede di una colonia estiva per bambini malati di tubercolosi. A tale scopo vennero costruiti vicino al casale tre padiglioni in legno che ricordano lo stile architettonico coloniale.

Questa funzione assistenziale perdurò nel tempo, fino agli anni Ottanta, quando tutti gli edifici passarono alla Caritas per la realizzazione di una Casa Famiglia destinata alle persone malate di Aids.

Il Parco di Scultura Contemporanea

Parco di Scultura di Villa Glori: Linea, Nunzio
Nunzio, Linea, 1997

L’insediamento della Casa Famiglia per malati di Aids nel 1988 creò malumore nei cittadini dei quartieri circostanti che non videro di buon occhio l’iniziativa.

Si creò una vera e propria divisione tra l’area della Casa Famiglia e i cittadini: a Villa Glori si stava creando una linea di confine basata sul pregiudizio e il rifiuto della diversità.

Nel 1997 grazie all’iniziativa di un’artista, Maria Dompé, e della curatrice Daniela Fonti, venne ideato il progetto “Varcare la Soglia”, con lo scopo di oltrepassare questo limite grazie all’arte.

Si tratta di un percorso di sculture e installazioni che dall’area verde del parco arriva fino al cuore della Casa Famiglia, per invitare il pubblico ad una riflessione sui temi dell’emarginazione e delle contraddizioni della società.

Vennero coinvolti nove artisti e un architetto, Franco Purini, che si occupò di completare l’allestimento generale. Nel 2000 il Parco di Scultura di Villa Glori venne arricchito delle due installazioni di Paolo Canevari e Giuseppe Uncini.

Da allora le sculture sono diventate parte integrante del parco.

Purtroppo gli interventi più recenti e una manutenzione a volte carente, hanno un po’ condizionato la fruizione di questo percorso dedicato alla riflessione e alla memoria: alcune opere si trovano al di là del cancello chiuso della Casa Famiglia e due installazioni non sono più presenti.

Anche le targhe in memoria dei caduti volute dall’architetto De Vico sono perdute e i nuovi spazi introdotti, come il bar e l’area giochi, hanno modificato le relazioni tra i vari elementi del parco.

Il nucleo: la Casa Famiglia per malati di Aids

Pino Castagna al Parco di Scultura di Villa Glori
Pino Castagna, Monadi, 1997

Il fulcro della mosta “Varcare la Soglia” è nella Casa Famiglia, all’estremità nord del parco.

L’installazione di Fabio Mauri purtroppo è stata smontata, ma nel sito dell’artista è possibile vedere le testimonianze video e fotografiche.

Era collocata dentro gli spazi destinati alla colonia Marchiafava per i bambini dalla salute precaria.

Mentre tutte le altre opere alludono al concetto di attraversamento della soglia, La Piscina della Rimembranza di Fabio Mauri, era l’unica che si focalizzava sul concetto della memoria.

In quello che era il bagno con docce e panche di piccole dimensioni, ad uso dei piccoli ospiti della colonia, Mauri realizzò una sorta di fontana dalla quale sgorgavano, invece dell’acqua, fotografie di persone celebri e comuni del ventennio fascista. Infiniti destini di persone diverse fluttuavano quindi in questa vasca ritrovando in un certo senso una sorta di purificazione.

All’esterno, di fronte l’ingresso della Casa Famiglia, è collocato il Portale Mediterraneo di Nino Caruso, interamente realizzato in ceramica dalle forme che richiamano le colonne antiche rielaborate in chiave contemporanea.

Sempre nello spazio esterno alla Casa Famiglia sono collocate altre due installazioni. Maria Dompé, ha voluto dare a questo luogo, destinato all’accoglienza, anche una funzione di Meditazione.L’artista ha fisicamente varcato la soglia scavando nel terreno, per creare una sorta di piramide rovesciata con un ulivo al centro. Simbolicamente, l’artista ha voluto scavare in profondità per ritrovare la propria essenza e la conseguente rinascita rappresentata dall’ulivo posto all’estremità della piramide.

L’Arco Laser di Maurizio Mochetti purtroppo oggi non lo vediamo in funzione. Consiste in una circonferenza ideale, della quale noi vediamo solamente la metà, un arco appunto, all’interno del quale un raggio laser ruotando traccia l’intera circonferenza.

Per chi osserva, il terreno rappresenta il limite che impedisce di vedere l’altra parte della circonferenza e del tracciato del raggio laser. L’arco quindi è l’elemento fondamentale per avere la percezione del raggio, ma allo stesso tempo provoca una sensazione di ansia e smarrimento allo spettatore che non può materialmente vedere il suo completamento.

Il percorso nel parco

Uomoerba di Paolo Canevari
Paolo Canevari, Uomoerba, 2000

Dopo Ordine Cosmico di Eliseo Mattiacci adagiato sul prato della Casa Famiglia, quasi al cancello, il Parco di Scultura di Villa Glori prosegue anche oltre, integrandosi con lo spazio naturale circostante.

Le cinque Grandi Ruote in cemento di Mauro Staccioli guidano i visitatori dal parco fino alla soglia del cancello della Casa Famiglia, creando un dialogo dinamico con la natura.

Nonostante siano elementi di grandi dimensioni e di una massa importante, creano una forte dinamicità, perché si prestano a diversi punti di vista e spingono lo spettatore a muoversi nello spazio per fruire al meglio dell’opera. Chi osserva, quindi, deve integrarsi ed entrare in relazione con l’arte e la natura.

Anche le Monadi di Pino Castagna invitano ad attraversare il loro spazio, che apparentemente potrebbe spaventare per via del precario equilibrio degli elementi in ferro e cemento che compongono l’installazione.

Questo movimento sembra invece arrestarsi di fronte a Linea di Nunzio. Qui l’artista ci pone davanti a due ante socchiuse, che rendono visibile lo spazio oltre l’opera attraverso l’alternanza di spazi pieni e spazi vuoti. Avvicinandosi a questa soglia quindi, è possibile intravedere l’infinita varietà di luci e colori oltre il confine, e siamo posti di fronte alla scelta di superare o meno il limite.

Il Parco di Scultura di Villa Glori è stato arricchito nel 2000 con le due installazioni di Paolo Canevari e Giuseppe Uncini. Entrambe sono poste nell’asse tra la Colonna Commemorativa dedicata ai fratelli Cairoli e la croce.

Il primo propone con Uomoerba un’antiscultura, ossia un’opera che non rimarrà mai eternamente identica a sé stessa. La sagoma umana stilizzata è disegnata al suolo con dei blocchetti di tufo, riempiti di terra: saranno quindi il tempo e la natura stessa a modificare l’opera con il decorrere delle stagioni.

Giuseppe Uncini, infine, con la Porta del Sole, si pone a diretto dialogo con la croce eretta in memoria dei caduti della Grande Guerra. Una grande porta in cemento rivestito di peperino grigio e rosa, apre le sue ante verso la croce e prolunga la sua ombra verso ovest, proprio in direzione del punto più sacro di Villa Glori.

Le opere non più esistenti

Giuseppe Uncini, La porta del Sole, Villa Glori
Giuseppe Uncini, La Porta del Sole, 2000

Oltre alla Piscina della Rimembranza di Fabio Mauri, di cui abbiamo già parlato nel paragrafo dedicato alle opere realizzate dentro lo spazio della Casa Famiglia, oggi non possiamo vedere nemmeno Il Bosco delle Apparizioni di Jannis Kounellis.

Era situato nel boschetto adiacente ai padiglioni di legno alla Casa Famiglia, ma oggi ne rimane solamente la targa.

Il boschetto era stato reso impenetrabile e sacralizzato da Kounellis attraverso una rete di fili verticali e orizzontali che si intrecciavano tra gli alberi, e dai quali cadevano dall’alto verso terra delle piccole illuminazioni, poste a poca distanza dal terreno.

Villa Glori: orari e info pratiche

Il Parco di Scultura di Villa Glori è situato nel quadrante nord di Roma, tra i quartieri Parioli e Flaminio.

È aperto tutti i giorni dalle 7 del mattino al tramonto.

Essendo una collina ha una pendenza di circa 50 metri, per un’estensione di circa 25 ettari.

Vai alla mia proposta di visita guidata al Parco di Scultura di Villa Glori

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